TECNICA
STAMPA SU TELA DI COTONE CUCITA, LANA, FERRO, SPECCHIO
90 X 80 X 90 CM
2021

DESCRIZIONE TECNICA
L’opera ha una struttura di ferro che riprende la forma di un libro aperto e ha come limiti inferiore e superiore uno sciame di fili che si sovrappongono. Lateralmente, è chiusa, sulla destra, da un tappeto di pagine stampate a caldo su cotone – delle quali si è mantenuta la dimensione originaria –, mentre, sulla sinistra, da uno specchio che riflette un lungo foglio centrale – con citazioni estratte dal tappeto e ricombinate per creare un testo originale – il cui andamento, da destra a sinistra, lo renderebbe altrimenti illeggibile a occhio nudo.

INTRO ALL’OPERA
L’opera coniuga letteratura e arte, mettendo in relazione parole e materia. Gli elementi fondamentali sono i libri, il tessuto, i fili di lana e lo specchio, come simbolo di rimando e continuità. Nello specifico, a partire da undici opere letterarie, che variano dal romanzo al saggio, sono state selezionate venti citazioni rimontate tra di loro per comporre un testo originale che ha come tema la relazione tra uomo e natura, l’antropocentrismo, l’egoismo, il futuro e la sostenibilità.
La scelta del titolo è legata a una delle citazioni presenti nell’opera, che definisce la tecnica, cioè l’artificio, come lo strumento dell’uomo per assomigliare all’animale – e dominarlo.
La volontà di instaurare un dialogo tra arte e letteratura, nonché tra testi eterogenei capaci anch’essi di creare ponti e interconnessioni, il concetto di ribaltamento legato alla presenza dello specchio, che ritorna nelle citazioni, così come l’utilizzo dei fili, che letteralmente congiungono e ridondano ai limiti dell’opera, sopra e sotto a richiamare l’esistenza di altre infinite possibili e esistenti connessioni, rendono Tecnica una lunga staffetta, che ha i caratteri della storia e del racconto, e rinviano al concetto di sostenibilità, di mutua presenza, di confronto, di cambiamento ed evoluzione, che assume i caratteri della vecchiaia quando raggiunge i confini del futuro.

TESTO COMPLETO CON RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Si sapeva soltanto: splende il sole, corrono le nuvole, cade la pioggia1.
Animale mimetico per eccellenza, l’uomo è l’unico essere del regno animale ad aver abbandonato la sua natura, se per natura si intende il repertorio di comportamenti del quale ogni specie appare provvista fin dalla nascita. Forte, ma non tanto forte da non dover riconoscere la propria infermità di fronte ad altri esseri – i predatori –, l’uomo decise, in un certo momento, che può anche essere durato centomila anni, non di opporsi ai suoi avversari ma di imitarli2.
Era sufficiente convincersi, guardando attraverso i vetri, che talune leggi di natura continuavano a funzionare: l’alternarsi del giorno e della notte, l’incessante, capriccioso variare del clima, il flusso del tempo; così si viaggiava senza accorgersene3.
E lui poteva, istruito da quello specchio, benissimo immaginarsi4.
Fu allora che l’essere predato si addestrò a diventare predatore. Aveva denti ma non zanne – e unghie insufficienti per dilaniare la carne. Né poteva disporre di un veleno prodotto dal suo corpo […]. Dovette allora ricorrere a qualcosa di cui nessuno dei predatori disponeva: l’arma, lo
strumento, la protesi. […] A questo punto con l’imitazione e la fabbricazione di strumenti, erano stati compiuti i due passi decisivi che tutto il resto della storia avrebbe provato a elaborare, sino a oggi: la mimesi e la tecnica5.
Piantati nelle carni del presente ci sono i frammenti di specchio di un’esplosione devastante: una bomba a tempo è stata innescata nel futuro e collocata nel passato6.
Cos’è uno specchio? È l’unico materiale inventato che è naturale7.
Lo specchio è luce. Un frammento piccolissimo di specchio è sempre lo specchio intero8.
Se ne tolga la cornice o la linea del suo contorno, e lo specchio si allargherà come acqua che si spande9.
Si lascia attraversare, come un mare, uno specchio10.
Chi guarda uno specchio, chi arriva a vederlo finisce per vedere sé, chi comprende che la sua profondità consiste nell’essere vuoto, chi cammina all’interno del suo spazio trasparente senza lasciar traccia della propria immagine… questo qualcuno allora ha percepito il mistero della cosa.
Affinché questo avvenga bisogna sorprenderlo quando è da solo, quando è appeso in una stanza vuota, senza scordarsi che l’ago più sottile posto di fronte a esso potrebbe trasformarlo in semplice immagine di ago, tanto è sensibile lo specchio nella sua qualità di leggerissimo riflettere, soltanto immagine e non il corpo. Il corpo della cosa11.
Cosa è una contrazione di causa: ciò che impegna un giudizio12.
Le persone anziane arrivano a inventarsi inconsciamente le cose13.
Certe volte mi chiedo se è davvero possibile cambiare la nostra natura, o se ce la dobbiamo tenere appiccicata addosso proprio come i cani sono destinati a desiderare gli ossi e i gatti a rincorrere i topi14.
Il mio corpo invecchia, assume colori strani, rifiuta di obbedire agli ordini, diventa sempre meno parte del me che ricordo essere stato un tempo15.
In effetti, riconoscere qualcuno, e ancora di più identificarlo dopo che non si è riusciti a riconoscerlo, significa pensare sotto un’unica denominazione due cose contraddittorie, ammettere che quello che c’era, l’essere di cui ci si ricordava non c’è più, e che quello che c’è ora è un essere che non conoscevamo16.
D’altra parte, anche in uomini che avevano subito un lieve cambiamento, i cui baffi erano diventati bianchi, ecc, si sentiva che il cambiamento non era propriamente materiale. Sembrava di vederli attraverso un vapore colorante, un vetro dipinto che cambiava l’aspetto del volto, ma soprattutto mostrava che quanto ci consentiva di vedere a grandezza naturale era in realtà lontanissimo da noi17.
Come succede a una superficie naturale, a una goccia d’acqua o di sangue se la si mette sotto il microscopio18.
In poche parole non sono abbastanza naturale, vale a dire animale19.
Gli strati vegetali e animali, come pure quelli inorganici con i loro necessari decorsi, operano nell’uomo – egli, in certo senso, ne dipende; ma tali strati sottostanno alla legge dello strato specificatamente umano. Nel disconoscimento degli strati o in loro errate combinazioni consiste
essenzialmente lo sbaglio più comune di chi si mette alla ricerca di un principio che tutto colleghi20.

BIBLIOGRAFIA DELL’OPERA
NB: gli apici presenti nel testo corrispondono al numero di citazione riportato in bibliografia.
Acqua viva, Clarice Lispector, Adelphi, 2017, p. 78 cit. 7 – 8 – 9 – 11;
Archetipi Aure Verità segrete Dioniso errante, Elémire Zolla, Marsilio, 2016, p. 38 cit. 10, p. 59 cit. 12;
Auto da fé, Elias Canetti, Adelphi, 2010, p. 75 cit. 1, p. 76 cit. 3;
Il mio nome sia Gantenbein, Max Frisch, Feltrinelli, 2003, p. 214 cit. 4;
Il tempo ritrovato, Marcel Proust, Mondadori, 1993, vol. IV, p. 631 cit. 16, p. 639-40 cit. 17, p. 635 cit. 18;
I miei luoghi oscuri, James Ellroy, Bompiani, 2011, p. 309 cit. 13;
L’ardore, Roberto Calasso, Adelphi, 2010, p. 74 cit. 2 – 5;
La vita dopo Dio, Douglas Coupland, EST, 2000, p. 20 cit. 14, p. 153 cit. 15;
Le particelle elementari, Michel Houllebecq, Bompiani, 2014, p. 62 cit. 19;
Mitobiografia, Ernst Bernhard, Adelphi, 2007, p. 57 cit. 20;
Ombrello, Will Self, Isbn, 2012, p. 22 cit. 6.

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